Come Coltivare Il Giglio Croceum

tramite: O2O
Difficoltà: facile
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Introduzione

Giglio croceum, Lilium bulbiferum e giglio di San Giovanni sono tre nomi che identificano la stessa pianta: una bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliaceae in grado di prosperare lungo i terreni dell'area subalpina. Diffusa in tutto l'areale mediterraneo, specie nelle zone più settentrionali o comunque caratterizzate da una buona altitudine, il giglio di San Giovanni è una pianta rustica ideale da coltivare anche nella nostra penisola.

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Occorrente

  • Pianta adulta di giglio Croceum o bulbi, terreno, vaso (eventuale).
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Il giglio di San Giovanni, o Lilium croceum, è originario della nostra penisola, ove cresce spontaneo sui pendii e declivi dell'area subalpina. Questa specie predilige terreni posti a media altitudine, tra i 500 ed i 1500 m. S. L. M., mentre fatica a prosperare a ridosso del mare. Traendo origine da un bulbo, la pianta resta in quiescenza durante i periodi invernali, salvo poi produrre una duratura fioritura con l'avvicinarsi della stagione più calda.

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I bulbi possono essere acquistati subito dopo l'estate e posti a dimora con l'approssimarsi dell'autunno. Il giglio Croceum può essere seminato direttamente a dimora nel terreno, poco prima dell'inverno, avendo cura di rivolgere verso l'alto la parte più appuntita del seme (la cuspide del bulbo) e di distanziare a sufficienza le piante per permettere il corretto sviluppo dell'apparato radicale.

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In alternativa, un buon espediente per migliorare la vitalità dei bulbi consiste nell'impiegare piccole cassette di legno, profonde almeno 15-25 cm. Queste devono essere riempite con un normale substrato, prediligendo un terriccio leggermente acido e ricco di nutrienti come foglie e letame. Il terreno va infine mescolato a una piccola quantità di torba, necessaria ad assicurare il corretto drenaggio idrico ed a evitare una possibile marcescenza basale.

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Dopo aver realizzato questo piccolo vivaio, è sufficiente interrare i bulbi ad una distanza congrua e annaffiare leggermente il substrato con acqua a temperatura ambiente. Le innaffiature devono essere molto diradate in inverno e possono essere sostituite, durante la stagione più fredda, da una semplice nebulizzazione di acqua al fine di garantire la giusta umidità al terreno. In caso di forti gelate improvvise, la sistemazione in cassette ti consente rapidamente di spostare in bulbi in un ambiente riparato (una taverna non riscaldata o l'androne di un condominio), dove la vitalità dei semi non viene intaccata.

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Con la nascita dei primi germogli, ricordati di riparare le giovani piantine dalle gelate e dai venti impetuosi, senza tuttavia ospitarle in un ambiente riscaldato. Quando le piantine si sono sufficientemente sviluppate, puoi prelevarle dalla cassetta facendo attenzione a non danneggiare né il bulbo né l'apparato radicale già formato e stabilire la loro collocazione definitiva. I piccoli gigli possono essere sia collocati in vivai riparati, ove farli acclimatare per alcuni anni, sia posti a dimora nel terreno. In entrambi i casi, ricordati di prediligere una sistemazione in una zona protetta dai venti, leggermente ombreggiata e ben drenata.

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Se possibile, opta per una collocazione a nord od a est, entrambi punti cardinali ove l'irraggiamento solare è minore durante l'estate, magari a ridosso di una bordura o un pergolato in grado di offrire sostegno alla pianta e di ripararla dal vento. Evita però di piantare i tuoi gigli crociati vicino a laghetti, fossi ed avvallamenti: la presenza di acqua sul fondo del substrato potrebbe minare la salute del tuo esemplare.

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Le annaffiature devono essere abbondanti durante il periodo di maggior attività vegetativa degli esemplari, solitamente coincidente con la primavera e l'estate. Con l'arrivo dei rigori invernali, devono invece essere diradate o addirittura sospese se vivi in una regione caratterizzata da abbondanti piogge nei mesi più freddi. Ricorda infatti che il giglio di San Giovanni è una specie rustica che ama i terreni drenati, freschi e ben umidi, mentre non offre particolare tolleranza nei confronti della siccità, dell'eccessivo calore o dei ristagni idrici.

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Oltre da marciume basale, la pianta può essere intaccata da diversi parassiti. Solitamente le piante di giglio di San Giovanni non risentono dei danni derivanti da cocciniglia, ma possono essere esposte ad attacchi di afidi e di coleotteri. Usa un prodotto specifico per debellare i pidocchi delle piante non appena avvisti una colonia di questi parassiti sulla tua pianta. La presenza di larve che mangiano foglie e germogli possono essere invece indicative di un'infestazione di Lilioceris lilii, una particolare specie di coleotteri che trae nutrimento dai gigli.

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Gli esemplari adulti di Lilioceris lilii sono facilmente riconoscibili: dalla forma leggermente squadrata, hanno un corpo nero caratterizzato dalla presenza di piccole antenne ed elitre coriacee di color rosso. Questi insetti, una volta compiuta la loro metamorfosi, fanno relativamente pochi danni ai fiori di giglio, ma possono usare i tuoi esemplari come piante nutrici per le proprie larve. I bruchi sono invece particolarmente famelici e possono infliggere gravi danni ai tuoi fiori. Per debellare questi parassiti, devi innanzitutto eliminare una a una le larve che trovi sulle foglie dei tuoi gigli e quindi irrorare gli esemplari di lilium con un prodotto specifico contro coleotteri.

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