Come coltivare il tarfufo

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il tartufo è un fungo e come tale, non riesce a nutrirsi da solo, per cui prospera e cresce insieme a radici di alcune piante, scambiando con loro sostanze essenziali, come acqua e sali minerali. In questa guida, vediamo come coltivare il tartufo, elencandone modalità, condizioni ambientali e manutenzione.

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Occorrente

  • Micorrizazione
  • irrigazione
  • terreno adatto
  • pacciamatura
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Per coltivare un tartufo, bisogna creare un habitat artificiale, sostituendosi a madre natura. Per questo motivo bisogna adottare una tecnica molto ben distinta in botanica che viene chiamata "micorrizazione" e prevede il contatto diretto di radici di una pianta specifica con le spore fungine del tartufo, affinché quest'ultimo ne assorba le sostanze creando una forma di simbiosi.

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La micorrizazione può avvenire anche su piante già abbastanza adulte, con l'accortezza di innaffiarle frequentemente con acqua ricavata dalla pulizia dei tartufi, o con frammenti di quelli andati a male. In Italia la maggior parte delle piante micorrizate si possono trovare in molti vivai, e sono in genere di qualità eccelsa con tanto di certificazione. Il prezzo medio di una pianta adulta micorrizata è di circa 12 euro, e il costo varia in base alla tipologia di tartufo. Il periodo migliore per coltivare i tartufi è senza dubbio quello che va dall'autunno fino alla primavera, e per posizionarli nel terreno, bisogna scavare delle buche, dopodichè vanno accuratamente ricoperte dello stesso terreno, che deve costituire una sorta di tappo, per facilitare la formazione di un nuovo apparato radicale.

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I tartufi per essere coltivati in modo adeguato hanno bisogno di clima e di terreno adatto: infatti, quest'ultimo non deve essere troppo compatto, non deve avere un Ph acido, e non ci deve essere in alcun modo la presenza di calcio. Individuato quindi il luogo ed il terriccio adatto, si inizia con la preparazione del suolo, livellandolo alla perfezione ed eliminando pietre ed arbusti per evitare che soffochino le radici in fase di sviluppo. Di fondamentale importanza è l'irrigazione che deve avvenire con acqua priva di cloro, quindi quella piovana o distillata è l'ideale. Per una corretta manutenzione dell'impianto, bisogna attenersi ad alcune regole importanti a cominciare dall'eliminazione di piante infestanti che crescono a dismisura, e di parassiti che se presenti, risultano particolarmente dannosi per la produzione.

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Quest'ultima avviene in genere dopo sette/otto anni, dove si possono notare i primi significativi segni di attecchimento, ma per un raccolto sostanzioso bisogna aspettare almeno altri 4 anni. In tutto questo lasso di tempo, la cura del terreno è fondamentale, per cui una buona pacciamatura con materiali organici e torba sminuzzata, costituiscono elementi importanti per il drenaggio. Inoltre bisogna tener conto che le piogge, spesso possono da sole far marcire le radici, quindi la protezione serve proprio per questi eventi climatici tipici della stagione invernale e per rilasciare gradualmente anche l'acqua proveniente dalle nostre irrigazioni.

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